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Fraggio

 

La chiesa del Fraggio, dedicata a San Lorenzo martire levita, risale alla fine del Quattrocento, avendo preso il posto di una precedente piccola edicola dedicata a Santa Margherita, ed è stata benedetta e inaugurata nel 1493. L’edificio di forma romanico-gotica semplice ma suggestiva è uno dei pochi rimasto, a dispetto del significato del nome del luogo (probabilmente da fractum, rotto), pressoché intatto rispetto alle origini e, insieme a quello di Ca’ Corviglio, testimonia come doveva essere l’architettura degli oratori in valle tra il 1300 e il 1500. Lo caratterizzano alcuni accorgimenti costruttivi: il rosone nella facciata, il massiccio portale d’ingresso in pietra viva, il portone in legno, la piccola sagrestia laterale e il tetto particolarmente spiovente in piöde, restaurato nel 1995 con il concorso economico di oriundi, residenti e villeggianti. L’originale campaniletto a vela, ripreso anche nell’oratorio di Sant’Antonio, in località Staviglio, costituisce un esempio piuttosto raro nella bergamasca. All’interno ha un unico altare fregiato di stucchi, dotato un tempo di una pala cinquecentesca, firmata da Francesco de Zanettis, con i santi Lorenzo e Vincenzo sotto il Crocifisso. Alle pareti, tracce di affreschi, con una crocifissione di fine Quattrocento di autore sconosciuto. Nella tradizione e nella memoria storica il passaggio, nel 1582, del cardinal Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, diretto verso l’alta valle Brembana, che avrebbe sostato, benedicendola, anche a una fonte non lontana.

L’abitato del Fraggio è posto a 992 metri sul livello del mare.

Nel XV secolo la Val Taleggio era confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica Veneta e questo borgo era l’ultimo prima della frontiera con il Ducato di Milano, al punto che qui esisteva probabilmente una dogana Veneta, dove le merci in transito erano soggette a pedaggio. Qui fino a tempi recenti si indicava anche la presenza di un forno e di una casa-prigione.  Ciò che maggiormente caratterizza Fraggio, oltre alla bella posizione, è la sua architettura, realizzata interamente in pietra calcarea e con i caratteristici tetti in piöde. Abbandonato è stato negli ultimi anni oggetto di recupero in diversi edifici. L’attuale nome di Fraggio (che viene con ogni probabilità dal latino fractum, rotto, a indicare terreno non stabile) è l’ultimo di una serie di toponimi riportati su carte geografiche dal millecinquecento ad oggi e che sono: il frachio (1575); il fragi (1580); Fraggio (1714); il Freddo (1718-1770-1776-1777-1790); il Frato (1782); Fraggio (1856-1862).

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